verità e sincerità

Felicia Bartolotta ImpastatoIn una pigra domenica da divano ascoltavo su rai cinque un’intervista al fotografo Alex Majoli, cito a memoria il passaggio che mi ha colpita: il pompiere fa il pompiere, il medico il medico, il fotografo deve fotografare. Lui (il fotografo) la scena la rappresenterà per quel che è, sarà poi il pubblico a dare un significato allo scatto.

Cosa intendesse Alex è abbastanza chiaro, ma come ottenerlo?
Se già il taglio di una fotografia ne modifica il senso, come farsi narratori oggettivi dinnanzi alla rappresentazione di quell’infinito istante?

La fotografia non ha alcuna ingenuità ma è un potente mezzo di falsificazione della realtà, come l’arte, come la narrativa, come le “storie”, per usare un termine molto diffuso.
Roberto Cotroneo – Lo sguardo rovesciato

 

Poi sono incappata in Visti&Scritti, di Ferdinando Scianna; e nel suo racconto riguardo alla foto scattata alla mamma di Peppino Impastato ho trovato una specie di risposta.

“un’importante fotografa, specialista in mafia, mi aveva detto che sarebbe stato difficile cavarne un buon ritratto […] Ma se la fai parlare molto, se magari le fai tirare giù il ritratto di Peppino che è attaccato al muro, magari piange, magari si crea una situazione forte.
Naturalmente non le ho fatto tirare giù il ritratto, naturalmente non l’ho fatta piangere. E magari non le ho fatto un buon ritratto. Ma l’incontro con Felicia Impastato, la calma, l’intelligente passione con cui nel suo colto dialetto raccontava la storia di Peppino, sono un vivido ricordo nella mia memoria.”

Non c’è bisogno di scomodare i filosofi per sostenere che esistono differenti tipi di verità; ma se è inevitabile che lo scatto di un fotografo attraversi la sua percezione del mondo, parimenti egli potrà (dovrà?) aspirare, se non all’oggettivo sguardo, almeno allo sguardo sincero, ottenibile attraverso l’impegno a non forzare il contesto, pur se il risultato dovesse risultare meno forte, meno appariscente, meno sensazionalistico.

Ora prendetevi dieci minuti per osservare le varie immagini scattate alla mamma di Peppino Impastato (le trovate su google), e poi ditemi quale sia la più lucida nello svelare il dolore di una donna a cui hanno ammazzato il figlio. Ma la capacità di raccontare è una categoria dell’infinto a cui l’anima appartiene (citazione rubata).

Verità e sincerità sono entrambe soggettive, ma se il perseguimento della verità è da considerarsi pura utopia, la sincerità è una questione personale.
Io, per esempio, credo di esser sempre stata sincera, senza aver detto mai la verità.
O almeno questo mi piace raccontare.

PS di comunicazione attraverso le immagini parlerò il 21 aprile al corso organizzato dal Digital Update, sarebbe bello incontrarsi lì.

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