e nessuno si senta escluso

Codice deontologico FIAIP
ART. 25 L’associato FIAIP deve sempre mantenere nei confronti dei colleghi comportamenti ispirati a lealtà e correttezza; dovrà evitare con il proprio comportamento di procurarsi vantaggi a danno dei colleghi.

Codice deontologico FIMAA
Art.4 comma g) nello svolgimento della propria attività professionale il Mediatore non deve compiere atti di concorrenza sleale.

Ci ho impiegato una settimana prima di decidermi a denunciare qui l’azione scorretta di un mio collega agente immobiliare, perché a parte la rabbia iniziale per cui gli avrei messo a ferro e fuoco l’ufficio, poi ha iniziato a venir meno la volontà di difendermi da un torto, quasi fosse una mia vergogna da nascondere.

Riflettendo su questa difficoltà ho capito che parlare delle altrui scorrettezze è difficile, e il timore maggiore è quello di venir additata come colei che ha rotto il patto del silenzio, perché non sono forse stata io stessa, nel tempo, spettatrice sospettosa di questi improvvisi sbocchi di onestà?

Così con fastidio ho dovuto ammettere che il patto mai sottoscritto ufficialmente è diventato l’ago della bilancia per giudicare cosa è scorretto e cosa invece si può accettare, in funzione di un non meglio identificato quieto vivere.
Ma come fare se l’ago della bilancia è molto spostato in direzione tolleranza di ingiustizie e torti?
Chi non ha peccato scagli la prima pietra è un insegnamento che ci viene inculcato da piccoli e già allora, guardando i miei compagni, avevo intuito che senza peccato nessuno sarebbe stato mai.
E se so per certo che la frase non intende quello che oggi per convenienza gli attribuisco, comunque mi domando: qual è la linea oltre la quale stigmatizzare un comportamento oggettivamente scorretto diventa cosa buona e giusta?

Come capita per altri lavori (immagino) queste situazioni ce le si smazza in famiglia, nessun manifesto anche se tutti sanno, nessuno che scagli la prima pietra.
Ma oggi la prima pietra la tiro (pur se non priva di peccato, amen) l’eticamente scorretto in questione si chiama XXXX, ed è il titolare di un’agenzia che si trova nel mio paesello, Diano Marina.
Lui ha trovato su immobiliare.it un alloggio che io ho pubblicato con tanto di foto del palazzo, poi ha chiamato il proprietario, a colpo sicuro, per farsi dare l’incarico di vendita.
Stavo cercando la parola esatta per definire questo tipo di azione e l’unica che trovo calzante è una che non posso fare perché altrimenti rischio la querela (e infatti…).

Devo confessare che per decidermi a parlare sono andata oltre la mera questione di etica tra colleghi, la leva che mi ha convinta (bada bene, non al cento per cento, ché una grossa parte di me ancora è refrattaria alla pubblicazione di questo post) è stata quella del comportarmi nella maniera giusta, (hai visto mai che questa sia la via per riequilibrare l’ago della mia bilancia sbilanciata).
Perché non è facile spezzare le leggi non scritte dell’omertà e ammettere cose di noi che non avremmo voluto vedere, ma se vogliamo combattere le grandi ingiustizie, dobbiamo responsabilizzarci, ché i circoli virtuosi partono sempre (sempre sempre sempre) dai piccoli, onesti e tanto faticosi gesti quotidiani.

P.S. e nessuno si senta escluso.
*avendo ricevuto la lettera del suo avvocato di Monza che minaccia querela ho nascosto il nome, capisco bene che scritto così questo post non abbia senso, visto che non dico il peccatore, però lui sa, e tanto mi basta, per ora.

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